Sabotare il piacere è un fenomeno comune: ci si impegna in un’attività piacevole e appagante, ma dopo poco si finisce per “perdersi” di nuovo in qualcos’altro che spesso è il cellulare. Questa dinamica non è pigrizia, ma riflette profonde dinamiche psicologiche legate al modo in cui il nostro cervello gestisce l’attenzione e la ricompensa nell’era digitale.
La Corsa all’iper-stimolazione
La chiave di lettura principale è la differenza tra due tipi di piacere. Un’attività rilassante o un hobby offre un piacere lento e graduale, mentre il cellulare promette una scarica di dopamina immediata e imprevedibile tramite notifiche, like e scrolling veloci. Il nostro cervello si è assuefatto a queste rapide gratificazioni.
Questa dipendenza dalla gratificazione istantanea genera una vera e propria intolleranza alla “noia” o ai momenti di pausa. La dipendenza dalla variabilità dello scrolling funziona come un meccanismo simile al gioco d’azzardo: il cervello resta in costante allerta, cercando la prossima ricompensa. Di conseguenza, il piacere stabile e prevedibile viene scartato in favore di un’intensità emotiva più alta, ma anche più superficiale.
L’evitamento emotivo: Il telefono come “cuscinetto”
Spesso, l’azione di prendere il cellulare è un meccanismo di evitamento emotivo, o coping. Dopo il lavoro, l’attività piacevole abbassa le difese e può far emergere emozioni o pensieri scomodi che erano stati repressi. Lo smartphone agisce allora come un “cuscinetto” che impedisce a stress e ansia latenti di farsi sentire pienamente.
Per alcuni, esiste anche la difficoltà a tollerare il puro piacere, che può essere associato a vulnerabilità o a una sensazione di non meritarlo, portando la persona a “sabotare” il momento. A ciò si aggiunge la paura di perdere qualcosa, una costante pressione che impedisce di concentrarsi sull’esperienza reale del presente.
Assenza di presenza mentale
Infine, gran parte di questo comportamento è guidato dal “pilota automatico”. L’azione di prendere il cellulare non è una scelta consapevole, ma un riflesso appreso innescato dal minimo calo di attenzione. Molte volte, si verifica una carenza di presenza mentale e una vera e propria dissociazione dall’esperienza in corso.
In sintesi, il gesto di tornare al cellulare è una forma di auto-regolazione fallita: un tentativo di gestire la noia o lo stress che, ironicamente, sostituisce il piacere profondo e appagante con una serie continua di distrazioni superficiali.
Per fuggire da questa automazione inconsapevole occorre restare nel presente, inizialmente con la volontà, resistendo alla spinta di cercare il telefono e quindi una pseudo gratificazione immediata, che ci distoglie dal vero piacere di un momento di pace e serenità tutto per noi.
Dott.ssa Alessandra Bentivogli
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