L’aiuto più efficace consiste nel sostenere le persone co-dipendenti e aiutarle ad intraprendere un lavoro su sé stessi, poiché la guarigione avviene dall’interno.
Ecco le aree chiave su cui concentrarsi e come possiamo sostenere le persone a livello psicologico:
- Riconoscere il modello e la dipendenza dall’intensità
Il primo passo è smantellare l’illusione che l’amore debba essere sinonimo di caos e dramma.
- Identificazione del copione: riconoscere che sta inconsciamente ripetendo un copione (spesso infantile) in cui l’intimità è associata alla lotta, all’incertezza e alla risoluzione di crisi. È importante portare la persona a capire che la donna “dipendente” non è una scelta d’amore, ma una conferma del suo bisogno di sentirsi essenziale.
- Decostruire l’adrenalina: Lavorare sul concetto che l'”ebbrezza” provata nelle crisi non è amore passionale, ma un’attivazione neurochimica (adrenalina e cortisolo). È fondamentale distinguere l’eccitazione del conflitto dalla serenità dell’intimità matura.
- Diari e consapevolezza: Incoraggiarlo a tenere un diario per annotare i trigger (scatenanti) che lo portano a cercare il dramma e le sensazioni corporee provate in quei momenti. Questo aiuta a spostare la dinamica dall’automatismo alla consapevolezza.
Stabilizzare l’autostima e il senso di sé attraverso il lavoro terapeutico.
L’attrazione verso il ruolo del “salvatore” nasce da una profonda insicurezza.
- Validazione interna vs. esterna: L’obiettivo primario è che l’uomo impari a validare sé stesso (autostima interna) anziché derivare il suo valore dal bisogno o dalla dipendenza della partner (validazione esterna).
- Ruolo di “non-salvatore”: Lavorare sulla necessità di abbandonare il ruolo di salvatore/eroe. Deve comprendere che il suo valore non è legato a quanto “aggiusta” o “aiuta” la partner. Questo implica tollerare il disagio e l’ansia che emergono quando non può controllare o risolvere i problemi dell’altro.
- Confini e autonomia: Sostenerlo nello stabilire confini emotivi chiari con la partner. Dovrebbe assolutamente reimparare a identificare i suoi bisogni e desideri, separandoli da quelli della partner, recuperando la propria autonomia.
Lavorare sull’attaccamento e il contatto con la vulnerabilità
La chiave è affrontare le radici dello schema, spesso legate all’infanzia e all’attaccamento insicuro.
- Terapia: La forma di aiuto più efficace è l’Analisi Bioenergetica, una psicoterapia focalizzata sul corpo e sull’ascolto e l’espressione delle Emozioni Questa terapia aiuta a identificare e correggere i modelli emotivi disfunzionali appresi nell’infanzia.
- Tollerare la vulnerabilità: L’uomo dovrebbe imparare che la stabilità non è noia, ma sicurezza emotiva. Questo comporta allenarsi a essere vulnerabile in modo sano con una partner stabile, senza che il conflitto o la necessità di controllo vengano a mediare l’intimità.
- Riscrivere il copione relazionale: Sostituire l’attrazione per il caos con la ricerca della reciprocità. Deve imparare che una relazione sana è fatta di due adulti interi che scelgono di stare insieme, non di un salvatore e un salvato.
In sintesi: occorre incoraggiarlo a intraprendere un percorso terapeutico serio.
Questo non è un problema che può essere risolto solo con la volontà; richiede l’aiuto di un professionista per smantellare le difese psicologiche e ricostruire il suo senso di sé.
Dott.ssa Alessandra Bentivogli
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