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Adolescenza e pandemia

Sentiamo ancora molto parlare della pandemia dal punto di vista medico-biologico. Generalmente si pensa alla salute come all’assenza di malattie e quindi, per la nostra salute, abbiamo accettato di buon grado le restrizioni imposte, consci che queste fossero l’unica arma a nostra disposizione contro il virus. Nessun vaccino, né terapie, mentre tutto quello che potevamo fare era stare lontani gli uni dagli altri.

Così facendo abbiamo però tralasciato gli aspetti psicologici e sociali della pandemia.

Parole come “isolamento” e “distanziamento sociale” sono state usate sempre più̀ spesso. Quello spazio comune in cui tutti noi ci muoviamo normalmente è diventato patogeno e gli altri sono diventati possibili “untori”.

Qualcuno oggi inizia a chiedersi qual è il prezzo sociale e psicologico da pagare per la sicurezza fisica anche se ci sono ancora pochi elementi per capire che cosa resterà̀ di questa pandemia, della quale si discuterà̀ ancora a lungo.

Volgiamo lo sguardo a una delle categorie più̀ toccate dalle restrizioni, i bambini, gli studenti, in particolare gli adolescenti, a loro è stato chiesto un grande sacrificio.

Sebbene i ragazzi non abbiano avuto la reale percezione del rischio di contagio e della gravità della malattia (in fondo loro non sono una “categoria a rischio”) hanno però rispettato le regole imposte da un’autorità̀ superiore, regole che li hanno confinati in casa, senza la possibilità̀ di socializzare (fisicamente) coi loro coetanei.

Anche se i ragazzi sono abituati a essere sempre connessi, tutto è diventato virtuale, non solo l’interazione sociale si è limitata ai social, anche la scuola (luogo di aggregazione fisica) si è frequentata e tuttora si frequenta a distanza, tramite uno schermo freddo, il tutto in una completa solitudine, soli nelle loro stanze, in case in cui i genitori (figure che in questa età̀ non sono di certo ben volute ogni minuto) sono diventati improvvisamente troppo presenti.

La quarantena per un adolescente ha significato trovarsi 24 ore su 24 in famiglia, quel luogo da cui si cerca “scappare”. Senza poter praticare sport, importantissima valvola di sfogo per la rabbia e la frustrazione, senza poter frequentare quegli spazi di gruppo e di divertimento che permettono di dare sfogo al loro bisogno di indipendenza e individualità̀.

Questa fase della vita è estremamente incerta e instabile, gli adolescenti vivono una varietà̀ di stati d’animo che cambiano in brevissimo tempo e che contemplano anche forti tensioni emotive. Tensioni che devono poter fluire e che invece sono state amplificate dall’isolamento forzato. Soffrono molto la distanza fisica ed emotiva dai loro amici e si sentono profondamente annoiati, senza motivazione, senza stimoli e senza scopo.

Se da una parte, a livello sociale, stiamo tutt’ora ignorando gli effetti collaterali che la pandemia, l’isolamento forzato e il distanziamento sociale hanno avuto e avranno ancora su questa generazione, a livello individuale, in quanto genitori non possiamo restare a guardare.

Anche nei ragazzi così giovani è presente e viva la paura che i famigliari possano ammalarsi, che i genitori possano perdere il lavoro e che il futuro si prospetti buio e complicato, che non si possano riabbracciare gli amici, la tristezza nel sentirsi impotenti in questa situazione, la rabbia per la socialità̀ negata e l’assenza di privacy in casa.

Queste emozioni, superata una certa soglia, si trasformano in sintomi fisici e quindi dovrebbero emergere ed essere elaborate. Diversamente potrebbero tramutarsi in ansia, attacchi di panico, insonnia, abuso di sostanze e anche in depressione.

È importante ascoltare i propri figli, prestare loro attenzione e comprensione, insegnare loro ad ascoltarsi e cercare, per quanto possibile, aiutarli con un percorso che miri ad alleviare la loro sofferenza, che in questa età̀ è quasi scontata.

La comunicazione e l’ascolto dei figli dovrà essere l’elemento principale e più importante. Prendersi tempo per ascoltare con attenzione i loro disagi e farli sentire al sicuro e in un clima di FIDUCIA.

Diventa così prioritario inventare un nuovo modo di vivere; mamme e papà si organizzano subito:
• calendari giornalieri per riuscire a far felici tutti, almeno in parte,
• confrontarsi ogni giorno definendo le cose da fare,
• dedicare uno o più momenti nella giornata durante il pranzo e la cena per fermarsi e gli altri ascoltano con attenzione,
• raccontare com’è andata la giornata: ogni componente della famiglia parla a turno e gli altri ascoltano,
• seguire una routine il più possibile simile a quella precedente,
• svegliarsi e fare colazione, poi inizia la giornata,
• sostenere un modo di vivere pieno ma non sovraccaricato.

Ma come continuare nel tempo ad affrontare un’emergenza simile, tanto più disorientante perché priva di una precisa tempistica?

Mantenendo lo stesso atteggiamento di accompagnamento e di cura.

PRENDERSI DEL TEMPO PER SPIEGARE AI PIÙ PICCOLI COSA STA ACCADENDO

I genitori dovrebbero riflettere sull’importanza di fermarsi e prendersi un tempo per spiegare ai bambini e ai ragazzi in modo adeguato all’età, quello che sta accadendo intorno a loro: questo importante passo li aiuta a capire e a percepire la straordinarietà del momento sentendosi al tempo stesso al sicuro, protetti e tutelati ma anche attivi in questa battaglia. È utile lasciare che ci sia un po’ di vuoto, di noia, così da trovare il tempo per assimilare insieme tutto ciò che sta accadendo e riuscire a non esserne travolti.

Spiegare ai bambini la situazione di emergenza nel modo più adeguato e comprensibile possibile.

In questo periodo caratterizzato dall’emergenza Covid-19 un sentimento molto comune, in bambini, adolescenti ma anche adulti è quello della paura. Una paura che si manifesta in modi diversi e con conseguenze differenti sul singolo. Il rischio per tutti è quello di cristallizzarsi nella paura, di rinchiudersi, perché le emozioni sono troppo forti e il mondo là fuori è inaffrontabile.

Come stare al fianco dei bambini e degli adolescenti in questo momento incerto? Individuando e riconoscendo le difficoltà che possono insorgere in loro.

In bambini e ragazzi si possono riscontrare problemi comportamentali come ansia, depressione, disturbi di separazione, asma e difficoltà fisiche. A livello famigliare possiamo notare difficoltà relazionali tra genitori o adulti di riferimento e figli.

A scuola gli insegnanti devono porre attenzione a fenomeni come il bullismo, le difficoltà di apprendimento, gli attacchi di panico e la difficoltà a gestire la rabbia, tutti possibili conseguenze date dalla complessità dell’emergenza.

COME RIDURRE L’ANSIA E LA PAURA?

La parola d’ordine è: ascoltare. Genitori, adulti di riferimento e insegnanti possono giocare un ruolo chiave nella rielaborazione e ri-narrazione del presente dei bambini e dei ragazzi al fine di dare un senso a ciò che sta accadendo intorno a loro. Quando ci troviamo ad affrontare un evento di crisi, come questo che stiamo vivendo, parlare, dare voce alle nostre emozioni, sentimenti e paure e il primo passo verso lo sviluppo della resilienza.

Prendiamoci del tempo per parlare insieme ai bambini e ai ragazzi dell’evento, cerchiamo di ascoltare le domande dei figli in relazione all’età di sviluppo, e sintonizziamoci su ciò che il bambino sente e prova così da favorire un senso di contenimento e di comprensione che lo metta in uno stato emotivo positivo. Dare insieme un senso a ciò che sta accadendo promuove l’adattamento reciproco, la coesione e la percezione di potersi fidare dell’altro all’interno di un contesto sicuro e responsivo.

TRE ATTIVITÀ PER BAMBINI DA FARE A CASA E A SCUOLA
Il gioco può essere un nostro alleato in questo momento, soprattutto con i piccoli, perché oltre al divertimento e alla condivisione di un momento speciale con gli adulti può avere anche l’obiettivo di conoscere meglio la pandemia comprendere le procedure di prevenzione a casa e a scuola attraverso una metodologia partecipativa e ludico-ricreativa.

Internet, la TV, ma in piccola dose anche i videogiochi diventano centrali per rimanere in contatto con la scuola e con gli amici in questo “mondo a distanza”. Affianchiamo sempre i più piccoli durante l’utilizzo così da renderlo un momento di condivisione, ricerca di informazioni o semplice gioco, in tutta sicurezza.

Sono anche un modo per tutti, adulti, bambini e ragazzi, per rimanere in contatto con gli amici, i nonni e tutte le persone che in questo momento sono distanti da noi ma che con l’aiuto delle nuove tecnologie possono riavvicinarsi un po’ anche se virtualmente. Quindi, consideriamo lo spazio per lunghe video telefonate per tutti i componenti della famiglia perché in questo momento la tecnologia è un’alleata preziosa ed anche un privilegio.

È giusto mantenere la qualità delle relazioni per un aiuto reciproco che fa bene a tutti.

Altro contributo importante che può fornire chi lavora nel campo dell’infanzia è suggerire ai genitori stimoli diversi da poter utilizzare con i propri figli nel corso della giornata. 

Il proporre attività in vari ambiti – creativo, lettura, cucina, esperimenti botanici, giochi con le storie, musica e movimento – si rileva fondamentale in quanto da una parte permette ai bambini di trovare stimoli in un momento di totale svuotamento di vita e dall’altra fa sperimentare ai genitori diverse possibilità con i propri figli. 

L’IMPORTANZA DEGLI SPAZI PER I GENITORI

Non dimentichiamoci però che anche gli adulti hanno bisogno dei loro spazi, è giusto concederseli così come concediamo ai più piccoli un riposino o un po’ di tempo in più con i videogiochi e la TV. Anche gli adulti devono estraniarsi un po’ ad ascoltare un po’ di musica, a leggere etc. per mantenere una routine un po’ più simile a quella precedente all’emergenza. 

Gli adulti impareranno a fare i conti con i loro limiti, cercando di non mortificarsi. Per cui se un giorno siamo stati maggiormente presi dal lavoro, incollati alla scrivania e non abbiamo trascorso il tempo di qualità che volevamo con nostro figlio possiamo perdonarci, impegnandoci a non fare lo stesso domani. 

È difficile per tutti, con pesi e modalità diversi, ma è come se fossimo diventati tutti “famiglie vulnerabili” perché oggi la vulnerabilità non è più soltanto sociale e/o economica e quindi di interesse solo di alcuni ma è diventata “umana” e quindi ci coinvolge tutti e non possiamo non considerarlo.

In questa situazione è fondamentale consultare uno specialista che possa aiutare i ragazzi in un percorso di supporto psicologico, utile a favorire l’elaborazione e il superamento di vissuti traumatici, di paure e di ansie legate alla situazione contingente.

Attraverso l’analisi bioenergetica i ragazzi potranno sentirsi sostenuti, quindi aprirsi e appoggiarsi lasciando andare i conflitti interni, la noia, la paura e la rabbia, sperimentando la loro energia e la loro forza affrontando anche le problematiche più complesse.

Possiamo dar loro la possibilità di SENTIRE il corpo attraverso l’Analisi Bioenergetica:

  • rendendo più profonda la respirazione attraverso esercizi corporei di ascolto profondo,
  • scaricando la rabbia si libera l’energia bloccata,
  • rivitalizzando corpo e mente,
  • allentando e sciogliendo le tensioni muscolari,
  • aumentando la propria percezione corporea,
  • agevolando l’ascolto delle sensazioni interne,
  • lasciando uscire la paura…lentamente l’ansia si riduce.

 

Vieni a provare l’analisi Bioenergetica!

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